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Chi sono

CHI SONO...

Mi chiamo Riccardo Casarini.

Sono nato nel 1988, a Voghera, capitale mondiale delle casalinghe. Nell’alternativamente-nebbioso-e-tropicale Oltrepo Pavese.
Let's get the party started… sigh!

Mi interesso di motori e scrittura, combinando le due cose. Lo faccio genuinamente, mi permetto di riassumere. 

Il mio svezzamento alla guida è avvenuto da bambino, in kartodromo, grazie a un rognoso go-kart PCR 100 Ica e nel fettucciato, arrangiato in un campo incolto, con una Fiat Ritmo già destinata allo sfasciacarrozze; per quanto riguarda le moto, non molto più tardi, a 13 anni, con un’Aprilia Tuareg Rally 125 “kittata” 160cc. È così che dagli anni ‘90, di ruote, ferraglia e benzina non ne ho più fatto a meno… 

Parallelamente, grazie a un’insegnante che la sapeva molto lunga, mi sono approcciato alla scrittura con l’imprinting degli haiku di Daisaku Ikeda e alla lettura, grazie alla Valigia dei Libri, dai quali a scuola si poteva pescare liberamente a prestito.

Le prime esperienze lavorative, da sporcarsi un po’ le mani, le ho maturate nell’officina di famiglia dove si metteva mano principalmente su quelle che ora definiamo youngtimer.

Nel 2010 sono tornato agli studi, ottenendo il diploma di laurea in Filosofia presso l’Università di Pavia con la tesi “Estetica della Velocità”, ispirata in buona parte dai testi di Marc Augé, Paul Virilio, Reyner Banham e Horst Bredekamp.

Già fortemente attratto dal custom made (perché il purismo è fastidioso come una suocera in vacanza a Ibiza), nel 2015 mi sono trasferito a Barcellona dove ho avuto l’occasione di lavorare presso l’officina di Fuel Bespoke Motorcycles, approfondendo conoscenze tanto tecniche quanto umane.

È proprio in Catalunya che ho cominciato a cucire insieme le mie principali passioni, scrivendo di aneddoti, di personaggi e di storie, per la rivista Ferro. Un percorso che ho proseguito una volta fatto ritorno in Italia. Ho contribuito alla redazione di uno speciale dedicato alle moto custom per il mensile InMoto e, attualmente, collaboro con lo storico magazine Riders per il quale seguo, principalmente, la sezione “Petrolhead”. 

Scrivere “Chi sono” può risultare (spesso) un affare complicato, per questo ho coniato lo pseudonimo Ludwig.